Rispondere in maniera semplice e univoca alla domanda “quali sono i requisiti per andare in pensione?” è quasi impossibile, ma soprattutto non esiste una risposta che sia costante nel tempo, dal momento che ogni anno emergono opzioni alternative, opportunità diversificate di prepensionamento e novità dell’ultimo momento.
Dunque, è importante controllare periodicamente quali sono i requisiti per andare in pensione e confrontarli con la propria condizione.
In questo articolo vedremo i requisiti di base per il pensionamento in vigore nel 2026 e quali sono le opzioni oggi disponibili per anticipare il momento dell’abbandono del mercato del lavoro.
Inoltre, sapendo che il passaggio da lavoratore a pensionato non è indolore se si conta sulla sola pensione pubblica, scopriremo quali sono i requisiti per accedere alla pensione integrativa in caso di iscrizione a un fondo pensione negoziale come Telemaco.
Infine, scopriremo come funziona la RITA (rendita integrativa temporanea anticipata), fondamentale per chi affronta una fase di inoccupazione proprio in prossimità della maturazione dei requisiti per il pensionamento.
I requisiti per andare in pensione nel 2026
Quali sono i requisiti, in termini di età anagrafica e di anni di contributi versati, per andare in pensione nel 2026?
Secondo la normativa vigente i requisiti di base per la pensione di vecchiaia sono i seguenti:
- 67 anni di età anagrafica per tutto il 2026, per poi passare a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028;
- almeno 20 anni di contributi versati.
Per raggiungere il requisito contributivo vengono conteggiati non soltanto i contributi da lavoro, ma anche (se presenti):
- i riscatti di laurea;
- gli accrediti gratuiti del servizio militare:
- la contribuzione figurativa legata alla NASPI (indennità di disoccupazione);
- i periodi di maternità.
Inoltre, ricordiamo che con la Legge n. 232/2016 è stato introdotto il cumulo contributivo gratuito che consente di sommare tra di loro, al fine del raggiungimento dei 20 anni di contributi, i contributi versati in tutte le gestioni INPS (lavoro subordinato, gestione separata, ecc.) e nelle Casse professionali, a patto che si rispetti una condizione precisa: i periodi a cui si riferiscono non devono essere coincidenti.
Ad esempio, se nello stesso anno il lavoratore ha versato i contributi sia alla gestione separata per l’esercizio di una libera professione, sia alla gestione dipendenti perché svolgeva anche un lavoro subordinato, verranno conteggiati i contributi di una sola gestione mentre gli altri non potranno sommarsi al fine del raggiungimento dei 20 anni.
Inoltre, possono essere conteggiati anche i contributi versati in altro Paese UE, o extra UE, nel caso in cui sia stata siglata fra gli Stati una convenzione internazionale in materia di sicurezza sociale.
È infine prevista anche la cosiddetta pensione di vecchiaia contributiva, per la quale sono necessari i seguenti requisiti per il 2026:
- 71 anni di età anagrafica;
- almeno 5 anni di contributi versati interamente a partire dal 1996.
Si tratta di una pensione davvero esigua se si considera che il calcolo dell’assegno si basa esclusivamente sui contributi versati, e 5 anni sono ben pochi per accumulare importi capaci di sostenere le necessità finanziarie di una persona over 70.
Requisiti pensione anticipata
Quelli illustrati finora sono i requisiti per andare “naturalmente” in pensione, raggiungendo il minimo di età contributiva e anagrafica per lasciare il mercato del lavoro.
Tuttavia, nel nostro ordinamento sono previste diverse opportunità per accedere al prepensionamento; vediamo le soluzioni principali e quali sono i requisiti necessari per accedervi.
1. Pensione anticipata
Questa opportunità consente di andare in pensione con 5 mesi di anticipo rispetto all’età contributiva normalmente prevista per andare in pensione pur non avendo ancora l’età anagrafica per farlo, che è pari a 43 anni e 3 o 4 mesi per gli uomini e a 42 anni e 3 o 4 mesi per le donne.
Con la pensione anticipata il requisito contributivo per il 2026 scende a:
- 42 anni e 10 mesi per gli uomini;
- 41 anni e 10 mesi per le donne.
Queste soglie salgono a:
- 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027;
- 43 anni e 1 mese per gli uomini e 42 anni e 1 mese per le donne nel 2028.
Dunque, esattamente come per il requisito ordinario, il legislatore ha ripreso con l’adeguamento alla speranza di vita che, nel nostro Paese, dopo la parentesi pandemica, è tornata a crescere, facendo aumentare di conseguenza anche gli anni in cui un individuo mediamente dovrà percepire la pensione.
2. Ape sociale
Riguarda disoccupati, caregiver (chi si occupa di persone non autosufficiente) e lavoratori con invalidità pari o superiore al 74%. Per potervi accedere servono:
- 63 anni e 5 mesi di età anagrafica;
- 30 anni di contributi.
L’Ape sociale riguarda anche chi è occupato in lavori considerati gravosi, ma cambia il requisito contributivo che, in questo caso, sale a 36 anni.
Fondo Telemaco: requisiti per la pensione integrativa
Chi ha aderito al Fondo Telemaco ha diritto, oltre alla pensione pubblica, anche alla pensione integrativa, che contribuirà a preservare il tenore di vita nel passaggio da lavoratore a pensionato.
Per ottenere la pensione integrativa, calcolata sulla base del montante accumulato e investito presso il Fondo, occorre essere in possesso di due requisiti:
- essere iscritto da almeno 5 anni a qualsiasi forma di previdenza complementare;
- essere in possesso di tutti i requisiti richiesti per l’accesso alla pensione pubblica.
Chi si trova nelle condizioni elencate sopra, può chiedere al Fondo Telemaco la prestazione a cui ha diritto, sotto forma di:
- rendita al 100%, che sarà pagata periodicamente per il resto della vita;
- capitale fino al 50%, in un’unica soluzione, e rendita per la quota restante;
- capitale per il 100%.
Tuttavia, quest’ultima opzione è possibile soltanto in casi particolari, quali adesione a forme di previdenza complementare in una data antecedente al 29 aprile 1993, oppure posizione individuale accumulata talmente esigua che, convertendo il 70% della posizione individuale, si abbia una rendita annua di importo inferiore al 50% dell’assegno sociale (che per il 2026 è pari a 545,24 euro per 13 mensilità).
Consulta la nostra pagina dedicata alle Prestazioni dopo il pensionamento
Le novità della Legge di Bilancio 2026: nuove opzioni di uscita
Oltre alle tre forme appena descritte, la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto tre nuove tipologie di prestazione per i fondi pensione.
Attraverso queste formule, la posizione individuale non riscossa rimane investita nel Fondo, continuando a beneficiare dei rendimenti generati dalla gestione finanziaria, pur a fronte dei fisiologici rischi di oscillazione dei mercati.
Nello specifico:
- Rendita a durata definita: questa opzione prevede l’erogazione di un pagamento periodico per un numero prestabilito di anni, calcolato sulla base della speranza di vita media rilevata dall’Istat. Tale importo risulta generalmente superiore rispetto a quello di una tradizionale rendita vitalizia, poiché calcolato su un periodo di tempo più breve; tuttavia, comporta il “rischio di longevità”, ovvero la possibilità di esaurire il montante qualora la vita del pensionato superi il periodo originariamente programmato.
- Prelievi liberamente determinabili: questa modalità consente all’aderente di stabilire in totale autonomia l’importo e la frequenza dei riscatti in base alle proprie esigenze personali, entro un limite massimo definito dal regolamento del Fondo. Pur offrendo un’elevata flessibilità di gestione, anche tale opzione richiede una pianificazione estremamente prudente per evitare un precoce esaurimento del capitale accumulato.
- Erogazione frazionata: disponibile a partire dal 31 ottobre 2026, questa prestazione permette di ripartire l’intera posizione accumulata in rate programmate per un periodo a scelta dell’aderente (comunque non inferiore a cinque anni). La formula permette una pianificazione temporale definita, a fronte tuttavia di un regime fiscale meno favorevole rispetto alle altre opzioni di pensionamento, con un’aliquota che parte dal 20% e si riduce fino al 15%.
Fondo Telemaco: come funziona la RITA
Gli iscritti a un fondo pensione negoziale come Telemaco possono tuttavia anticipare il ritiro dal mondo del lavoro, a determinate condizioni, attraverso la RITA, acronimo di Rendita Integrativa Temporanea Anticipata. Si tratta di uno strumento che consente di affrontare finanziariamente un periodo di inoccupazione in prossimità dell’età pensionabile.
Di seguito i requisiti necessari per accedervi:
- adesione al fondo pensione da almeno 5 anni, che possono essere ridotti a 3 in alcuni casi specifici previsti dallo Statuto;
- cessazione dell’attività lavorativa;
- raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia entro i 5 anni successivi alla richiesta;
- maturazione del requisito contributivo complessivo nei regimi obbligatori di appartenenza di almeno 20 anni.
La RITA può essere richiesta, inoltre, in caso di:
- adesione al fondo pensione da almeno 5 anni, che possono essere ridotti a 3 in alcuni casi specifici previsti dallo Statuto;
- inoccupazione, successiva alla cessazione dell’attività lavorativa, per un periodo di tempo superiore a 24 mesi;
- raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia entro i 10 anni successivi.
Precisiamo che Fondo Telemaco eroga la RITA in rate trimestrali, determinate sulla base della parte di capitale accumulato che viene richiesta e sul periodo di erogazione, che va dal momento della richiesta fino al raggiungimento dell’età pensionabile. Ricordiamo inoltre che, a partire dallo scorso luglio, è possibile chiedere la RITA direttamente dall’Area riservata aderenti.
Leggi anche il nostro approfondimento Cos’è la Rendita integrativa temporanea anticipata (RITA)
Messaggio promozionale riguardante forme pensionistiche complementari. Prima dell’adesione leggere la Parte I “Le informazioni chiave per l’aderente” e l’Appendice “Informativa sulla sostenibilità” della Nota informativa.